Un richiamo inevitabile al peccato televisivo e l'occhio critico sul virtuoso contrito.
Francesco Di Santo, si spinge ancora oltre: sfonda letteralmente la cornice e si riallaccia alla storia di questo luogo e al presente contraddittorio con una installazione che ci richiama una pratica enigmatica e contraddittoria della nostra tradizione:
«II confessionale». Dietro essa si nasconde una idea di colpa, di repressione intima. Ma è possibile una lettura ambivalente: questa è la punizione di cui abbiamo bisogno per redimere le nostre nefandezze nascoste e che non sappiamo dichiarare oppure questo è il luogo dove veniamo messi di fronte al peso di un moralismo secolare e bieco costruito su una ideologia del "sacro" distante e usata come strumento di potere sulle coscienze? E di fronte un drappo rosso ci ricorda una religiositá di bigottismi, una repressione delle coscienze che è sempre tale quando una idea diventa ideologia, ovvero «cornice» assoluta usata per definire e controllare la realtá dell'altro.