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aQR. Codec Proverb
L'arte al tempo degli smartphone

aQR. Codec Proverb nasce come sintesi tra passato e presente.

Le tele rappresentano in maniera intrinseca il nesso per passare dall'antico al presente, dalla dimensione materiale a quella virtuale.

aQR. Codec Proverb sfrutta la tecnologia degli smartphone per far interagire lo spettatore con l'opera, sedurlo con la nuova tecnologia per riscoprire i valori di una tradizione antica, attraverso gli strumenti che possiede e utilizza di continuo nella sua vita quotidiana. I lavori esposti offrono lo spunto per una riflessione sull’inevitabile trasformazione in atto nei processi di comunicazione.La tradizionale targhetta a corredo dei dipinti riporta, oltre al titolo, il codice QR del dipinto: una volta inquadrato con la telecamera il codice - simile al dipinto in oggetto, ma in bianco e nero - si crea il collegamento alla pagina web, contenente il proverbio nascosto.

Lo spettatore si immerge in toto nell'atto artistico dell'autore e può vivere e rivivere l'esperienza a livelli differenti: quello immediatamente visivo, la sua fruizione tecnologica e la riflessione sui temi ispirati e svelati da Di Santo attraverso i titoli, i proverbi e i testi legati alle opere.

I temi trattati sono:

L'immagine, in quanto immanente al tempo, si rinnova e si sviluppa con esso, ne segue la successione acquistando la capacità di rinviarsi costantemente al di là di sé stessa.

Non si tratta di un imperativo imposto dall'esterno, ma di una necessità che ne informa – per intera – la propria essenza dialettica.

Riproducendo sulle sue tele i moduli del codice QR, Francesco Di Santo pare volere riflettere sul rapporto che tiene legati assieme immagine e linguaggio, e sulle conseguenti implicazioni e ripercussioni nella contemporaneità delle cose quotidiane.

Il quadro, come spazio naturale deputato all'espressione artistica visiva, rimane a costituire una sorta di ideale aggancio con il passato della tradizione, mentre l'immagine rappresentata – leggibile dalla macchina, ancor prima che dall'uomo – si sottrae all'emozione della forma obbedendo ad una sorta di “principio di attualità”.

La leggibilità del codice QR sarà immediata (quick response) ma soltanto per la macchina predisposta ad intenderlo, non per l'uomo che, pure, quella macchina ha progettata e costruita e della quale si serve quotidianamente. Il linguaggio che ci siamo creato ha superato le nostre possibilità e non resta che un insieme convulso di segni incomprensibili: solo con l'ausilio tecnologico potremo identificare e svelare il “proverbio” contenuto all'interno di ogni informazione visiva, e di cui il quadro si fa tramite.

Il mezzo è il messaggio.

L'operazione di Francesco Di Santo diviene una riflessione di filosofia del linguaggio e di estetica dell'espressione: spettatore ed opera d'arte sono – di volta in volta – protagonista e deuteragonista del medesimo ambito temporale, scambiandosi e confondendosi continuamente i ruoli.

Il metalinguaggio narrativo utilizzato dall'artista concede una stratificazione dell'opera ed una percezione modulata su più livelli: quello visivo subitaneo, quello tecnologico e quello che riporta ad un linguaggio di parola ed alla decodificazione del segno.

Il modello additivo della tricromia (ogni quadro è modulato sulla base di tre soli colori) sottolinea ancora di più la prossimità con un linguaggio matematico che, pur servendosi di pochi elementi, riesce a coprire l'intero spettro di colori e – conseguentemente – di informazioni.

Variazioni di variazioni, contrasti estremi, diminuzioni ed aumenti, confusioni di immagini e rigore visivo, superficiali percezioni e rastremazione del pensiero, eterne contraddizioni di ciò che è immanente al tempo ed alla sua attualità.

Alberto Gross